Scegliere il primo mazzo di tarocchi sembra facile, finché non ci si trova davanti a scaffali, siti e profili pieni di gatti, unicorni, lamine dorate, mazzi rinascimentali, carte giganti, edizioni tascabili e promesse un po’ nebulose.
A quel punto il rischio è sempre lo stesso: prendere quello più bello in foto e scoprire, una volta aperta la scatola sul tavolo, che non funziona. Magari è splendido, certo. Ma è anche scomodo da mescolare, poco chiaro da leggere e non proprio l’ideale per cominciare. Il punto, quindi, non è trovare il mazzo “perfetto”.
È scegliere un mazzo abbastanza chiaro, piacevole e maneggevole da farti venire voglia di usarlo davvero.
Grafica, simboli e dorso: il primo impatto conta più di quanto sembri
Un mazzo di tarocchi, prima di tutto, è un oggetto fatto di immagini. Sembra una banalità, ma non lo è. Se una carta ti respinge, ti confonde o ti lascia fredda, sarà più difficile entrarci in confidenza. La grafica conta perché i tarocchi parlano anche attraverso i dettagli: un colore, una postura, uno sguardo, un animale sullo sfondo, una mano che indica qualcosa. Prima di comprare, quindi, meglio cercare le immagini delle singole carte e non fermarsi alla scatola o all’Arcano più famoso.

Un mazzo può avere una Luna meravigliosa e un Dieci di Spade che proprio non digerisci. Vale la pena guardare anche il dorso: non decide tutto, ma è la parte che vedrai ogni volta che mescoli, tagli il mazzo o prepari una stesa.
C’è poi un aspetto molto concreto, spesso sottovalutato da chi inizia. Alcuni mazzi sono così pieni di illustrazioni, citazioni e simboli personali dell’autore da essere bellissimi come oggetti da collezione, ma non sempre facili da studiare. Al contrario, un mazzo più semplice può sembrare meno seducente al primo sguardo e rivelarsi più utile quando devi capire che cosa stai osservando. La domanda giusta, insomma, non è solo: “Mi piace?”. È anche: “Riesco a restare davanti a queste carte senza sentirmi persa?”
Marsiglia, Rider-Waite o mazzi indie: prima scegli la lingua, poi studi
La scelta diventa più semplice quando si capisce una cosa: non tutti i tarocchi parlano la stessa lingua. I Tarocchi di Marsiglia hanno una struttura antica, legata alla tradizione europea e alla definizione dei modelli soprattutto nel XVIII secolo. Si riconoscono per gli Arcani Maggiori e per gli Arcani Minori non illustrati come piccole scene, ma più simili a semi ordinati.
Il Rider-Waite-Smith, pubblicato all’inizio del Novecento dall’editore Rider e ideato da Arthur Edward Waite con le illustrazioni di Pamela Colman Smith, ha invece reso famosi gli Arcani Minori “sceneggiati”: ogni carta mostra una situazione, un gesto, un’atmosfera. Per chi comincia, la differenza pesa parecchio. Con un Marsiglia si lavora molto su struttura, numeri, semi e ritmo visivo.
Con un Rider-Waite-Smith si entra più facilmente nel racconto della singola immagine. Poi ci sono i mazzi indie, contemporanei e spesso splendidi: botanici, dark, pop, femministi, mitologici, minimalisti, ispirati agli animali, alla natura o a mondi molto personali. Qui serve un po’ più di attenzione. Alcuni seguono fedelmente una tradizione, altri la rileggono, altri ancora contengono solo i 22 Arcani Maggiori invece delle 78 carte complete.
Se vuoi studiare con un manuale o seguire un corso, scegliere prima una tradizione evita molta confusione. Un libro pensato per il Rider-Waite può non funzionare bene con un Marsiglia, e viceversa. La conclusione meno immediata è questa: il primo mazzo non deve per forza essere il più originale. Deve aiutarti a imparare una grammatica. L’originalità, dopo, si apprezza molto di più.
Formato, qualità e acquisto: prima di pagare, controlla queste cose
Scelto lo stile, arriva la parte più pratica: dimensioni, carta, resistenza, disponibilità. I tarocchi sono spesso più grandi delle normali carte da gioco, e non è un dettaglio da poco. Se hai mani piccole, o se pensi di portarli in borsa, un mazzo enorme può diventare scomodo. Fa scena quando lo stendi sul tavolo, certo, ma può essere antipatico da mescolare. Un mazzo mini, invece, è pratico, però a volte perde nei dettagli.
Anche la qualità della carta va guardata bene. Se userai spesso il mazzo, carte troppo sottili, plastificate male o con angoli fragili rischiano di rovinarsi in fretta. Pieghe, orecchie e segni sul retro non sono solo brutti: possono rendere alcune carte riconoscibili prima ancora di girarle. Quando si può, comprare in una libreria specializzata aiuta: puoi toccare il mazzo, capire lo spessore, guardare gli angoli, chiedere consiglio a chi li maneggia davvero.
Online, invece, conviene cercare recensioni con foto reali, video di unboxing e commenti sulla stampa. Quanto alla vecchia idea secondo cui il primo mazzo dovrebbe essere regalato, resta appunto una credenza. Se per te ha valore, aspettare un dono può rendere l’oggetto più speciale. Se invece vuoi iniziare subito, comprarlo da sola non rovina nulla. Anzi, scegliere con attenzione il proprio mazzo è già un primo esercizio di ascolto.
E se dopo qualche settimana capisci che non c’è sintonia, non succede niente: un mazzo può essere rivenduto, regalato, lasciato in un cassetto e ripreso più avanti. I tarocchi non chiedono fedeltà eterna al primo acquisto. Chiedono, semmai, di essere guardati abbastanza a lungo da capire se tra quelle immagini e il tuo modo di fare domande può nascere una conversazione.

