Mescolare i tarocchi non significa soltanto spostare le carte da un punto all’altro del mazzo. Chi li usa spesso lo sa: il modo in cui le mani entrano nel mazzo cambia il ritmo della lettura. Se il gesto è nervoso, la domanda diventa nervosa. Se è troppo teatrale, dopo un po’ sembra una scena fatta per qualcun altro. Il mazzo se ne accorge, o forse ce ne accorgiamo noi.
Il primo punto è molto semplice: i tarocchi vanno mescolati senza forzare le carte. Molti mazzi sono più grandi delle carte da gioco normali, hanno bordi delicati, illustrazioni che si rovinano facilmente, dorature che si consumano. Per questo la mescolata classica da poker, quella piegata con il ponte finale, non sempre è la scelta migliore. Funziona con alcuni mazzi robusti. Con altri li rovina in un mese.
Il metodo più usato: mescolare dall’alto
Il metodo più naturale per molti lettori è l’overhand shuffle, cioè la mescolata dall’alto: si tiene il mazzo in una mano e con l’altra si lasciano scivolare piccoli gruppi di carte, più volte, finché il mazzo perde l’ordine iniziale. È meno scenografico, ma comodo. Soprattutto quando le carte sono grandi, rigide o nuove. Alcune fonti lo indicano proprio come una delle tecniche più semplici e sicure per i tarocchi.
Qui non serve contare in modo ossessivo. Però una sola passata, fatta di fretta, di solito non basta. Meglio ripetere il gesto finché la domanda si deposita. Sembra una cosa vaga, ma nella pratica è concreta: le spalle scendono, le mani diventano meno dure, il pensiero smette di correre a tre cose insieme. Sul tavolo magari c’è una candela consumata male da un lato, oppure una tazza con il bordo sbeccato. Non cambia la lettura, ma ti riporta lì.

Chi vuole una mescolata più casuale può usare il metodo “a lavaggio”: carte coperte sul tavolo, mani leggere, movimenti circolari, poi si ricompone il mazzo. È utile anche se si leggono le carte dritte e rovesciate, perché alcune cambiano orientamento. Va fatto con spazio e calma, non sul bordo di una scrivania piena di penne.
Carte dritte, carte rovesciate e domanda
Il tema delle carte rovesciate divide sempre. C’è chi le usa, chi no. Se vuoi includerle, durante il mescolamento devi permettere al mazzo di girarsi: tagli, rotazioni, piccoli mucchi ricomposti in direzioni diverse. Se invece leggi solo carte dritte, tieni sempre lo stesso orientamento. Non è più “giusto” uno o l’altro. È più pulito sapere cosa stai facendo prima di iniziare.
La domanda andrebbe formulata mentre si mescola, ma senza irrigidirla troppo. Una domanda aperta lavora meglio di una richiesta chiusa e ansiosa. I tarocchi, usati bene, non sono un citofono dell’universo. Sono uno specchio molto antico, e a volte anche impietoso. Non sempre bisogna mescolare finché ci si sente pronti; a volte bisogna fermarsi quando ci si accorge che si sta cercando di controllare la risposta.
Tagliare il mazzo e scegliere le carte
Dopo aver mescolato, molti lettori tagliano il mazzo in due o tre parti e poi lo ricompongono. È un gesto semplice, quasi domestico. Serve a chiudere la fase di preparazione. Alcuni fanno tagliare il mazzo alla persona che pone la domanda, altri preferiscono non far toccare le carte. Anche qui non c’è una legge unica. Conta la coerenza del rituale.

Dal punto di vista della casualità, alcune tecniche mescolano più di altre: il riffle, per esempio, è considerato molto efficace nel randomizzare un mazzo, mentre l’overhand richiede più ripetizioni per ottenere un rimescolamento profondo. Nei tarocchi però non si cerca solo casualità; si cerca anche un passaggio di attenzione.
Quando una carta cade mentre mescoli, non bisogna farne per forza un evento. A volte è solo goffaggine, soprattutto con mazzi nuovi e scivolosi. Se però cade in modo netto, e ti colpisce, puoi leggerla come carta di apertura. Senza fanatismo. Il mazzo parla anche attraverso gli incidenti, ma non tutti gli incidenti sono messaggi.
Alla fine il modo corretto di mescolare i tarocchi è quello che tiene insieme tre cose: rispetto del mazzo, chiarezza della domanda e presenza delle mani. Il resto viene con l’uso. Dopo un po’ riconosci perfino il suono giusto delle carte quando scivolano una sull’altra. Se sono troppo rigide o se sei tu a fare rumore.

