La storia del Canto di Natale: a quando risale e qual è la sua morale

storia del canto di natale
storia del canto di natale: qual è la morale

La storia del Canto di Natale ha origini antiche, e tramandata nel corso dei decenni. Scopriamo a quando risale e quali sono le sue origini

Il periodo natalizio è costernato di favole, racconti, aneddoti. Ovviamente, su tutti si racconta la vera storia di Babbo Natale, oppure leggende come il Grinch, o l’origine dell’albero di Natale e del presepe. Ma tra le favole e racconti che non deve mai mancare, è senz’altro la storia del Canto di Natale. Un racconto pieno di emozioni con una morale molto forte. Ma scopriamo, a quando risale.

La storia del Canto di Natale: risale al 1800

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Il Canto di Natale, titolo originale A Christmas Carol, è un romanzo datato 1843 di Charles Dickens, uno dei romanzi più celebri dello scrittore. Una critica forse verso la società di allora (ma quanto mai attuale!), oltre che ad essere una delle più emozionanti storie di Natale mai raccontate. Una storia molto toccante, che racconta la vita di un uomo avido, molto attaccato al Dio denaro, di nome Ebenezer Scrooge, che aprì una società con il collega, poi successivamente defunto, Jacob Marley. Fu proprio lo spirito di Marley ad annunciare ciò che sarebbe accaduto al tirchio Scrooge. Avaro e privo di attenzione verso il suo impiegato contabile Bob Cratchit, a cui il signor Scrooge non perdonava alcunché. Lo spirito di Marley, una notte, spaventando non poco Scrooge, lo avvisò che avrebbe ricevuto la visita di tre spiriti, che gli avrebbero per sempre segnato la vita.

Gli spiriti del Natale passato, presente e futuro

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Gli spiriti, e nella fattispecie quelli del Natale passato, presente e futuro. Il primo, lo spirito del Natale passato, si presenterà al rintocco della prima ora della notte. Di grande luminescenza, ardente come un fuoco, lo accompagnerà quando Scrooge era un giovane ragazzo, nel fiore degli anni, che esplodeva di gioia fino anche ad innamorarsi. Ma, proprio a causa della sua avidità, sciolse la promessa di matrimonio con la sua amata. Il secondo spirito, con le sembianze di Gesù Cristo, lo porterà al Natale presente, in cui in molti prendono in giro il Sig. Scrooge, fino a ridere della sua eventuale morte. Gli mostrerà cosa è capace di fare l’avidità e l’attaccamento al denaro, e soprattutto di non aver vissuto come si deve i Natali precedenti, e che fino al giorno della sua morte rischierà di esser solo. Ma in particolare, gli mostrerà il piccolo Tim, figlio del sig. Cratchit, malato e deforme, che rischierà di morire di stenti e mancate cure, se il Scrooge non migliorerà il tenore di vita del suo dipendente. “Io vedo un posto vuoto nel povero focolare, e, accanto al camino, una gruccetta senza proprietario e gelosamente custodita, sentenzierà lo spirito, mostrando a Scrooge anche come sarà la vita di Cratchit alla morte del figlio.

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L’ultimo spirito e il cambio di vita

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L’ultimo spirito, quello del natale futuro, è un’altissima ombra nera, di presagio luttuoso. Mostrerà a Scrooge i Natali futuri e la sua morte nella totale indifferenza e sciacallaggio dei suoi averi. Il terrore nel cuore di Ebenezer finalmente farà breccia, convincendolo di cambiare condotta affinché le cose future possano essere diverse. Inizierà a diventare un uomo di grande misericordia, generosità, amore ed affetto. Tutti sentimenti fino ad allora spariti per sempre. E da quel giorno, si dirà che come lui, nessuno mai avrebbe festeggiato meglio il Natale.

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Gli omaggi cinematografici del romanzo si sprecano. Su tutti vanno ricordati il Canto di Natale della Disney, di Topolino e Paperone, e lo straordinario A Christmas Carol con un grande Jim Carrey nel ruolo del vecchio tirchio. Un must, delle feste di Natale. Un libro che si divora in pochi giorni tanta è la passione e il pathos al suo interno, e film godibili da guardare con tutta la famiglia. La morale del romanzo è cercare di far capire alle persone di quanto siano passeggere e spesso di poco valore gli averi terreni e materiali. Se non si conduce una buona vita, al punto della nostra morte, ci saranno solo i nostri averi a compiangerci, senza aver fatto del bene a nessuno. È il caso di dire, vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.