Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

Nella cultura giapponese esiste una leggenda: quella del filo rosso del destino che lega due anime gemelle nel corso della vita.

Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

Avete mai sentito parlare della leggenda del filo rosso del destino? Si tratta di una credenza molto diffusa sia nella tradizione che nella realtà più moderna del Giappone, ma che in realtà riprendere un’altra leggenda di origini cinesi. Questo racconto, o leggenda come si preferisce chiamarla, è col tempo diventata così diffusa, celebre e conosciuta da oltrepassare i confini culturali: sempre di più, infatti, libri, film o serie tv del mondo occidentale riprendono questa credenza orientale. Ma vediamo come nasce, di cosa si tratta e di cosa parla la leggenda che pone le basi per questo filo rosso. 

Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

La leggenda del filo rosso è molto semplice: secondo la tradizione prima cinese e poi giapponese si narra che ogni uomo e ogni donna nascono e vengono al mondo con un filo legato al mignolo della mano sinistra. Anche se, in realtà, secondo la tradizione cinese si trattava di un filo che lega la caviglia, l’idea di base è la stessa: questo cordoncino rosso infatti ha la capacità di unire in modo indissolubile due persone destinate a stare insieme. Non importano l’età, la distanza, le differenza… sono due anime gemelle e non ci sono vincoli che le terranno separate.

Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

Ma com’è questo filo? E’ molto lungo, indistruttibile proprio perché serve a tenere sempre unite e insieme queste due anime gemelli. Tuttavia la leggenda prevede anche che questo sia molto aggrovigliato e pieno di nodi: ovvero che si creino degli intrecci strani e che rendono difficile alle due anime gemelle di incontrarsi e congiungersi. Ogni groviglio sciolto, perciò, corrisponde a un passo in avanti che queste due persone fanno l’una verso l’altra. Ma come nasce questa leggenda?

Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

Le sue origini risalgono alla Dinastia Tang, tra il 618 d.C e il 907, e in particolare a un tale di nome di Weiquesti è orfano di genitori sin dalla giovane età e, una volta cresciuto, desidera ardentemente di mettere su famiglia e trovare una moglie. Tuttavia, questa ricerca sembra via via sempre più impossibile. Le cose cambiano quando, durante un viaggio, alloggia in una locanda e incontra uno sconosciuto.

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Questi, dopo aver sentito la sua storia, gli parla della figlia dell’Imperatore e si offre di fare da intermediario. Al momento dell’incontro, il giovane Wei si ferma a parlare con un vecchio che gli rivela il motivo delle sue difficoltà: la donna a lui destinata, in realtà, ha ancora tre anni ed era la figlia di un vecchio che aveva un banco al mercato.

Il filo rosso del destino: la leggenda giapponese

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Il tale di nome Wei però, non rassegnato, decide di far uccidere la bambina e, dopo alcuni problemi, gli viene rivelato che ella è stata resa cieca. Nonostante il forte sollievo, l’uomo non riesce ugualmente a trovare moglie per i successi quattordici anni: fino a quando non gli viene presentata la nipote del governatore, che portava sempre gli occhi nascosti. Dopo il matrimonio, Wei scopre infine che proprio la moglie è stata resa cieca da piccola da un incidente e lui capisce che sono sempre stati predestinati. Quella del filo rosso è una leggenda molto diffusa e che ha ispirato numerosi prodotti del mondo giapponese attuale: ricordiamo ad esempio Detective Conan, Ranma 1/2 e molti altri.